PREMESSA -PRIMO STUDIO TEATRALE

Dopo "I Diari di Munch" e "Majorana &",
ho voluto confrontarmi con molto pudore con un testo breve ma denso
dell'amico Pino Roveredo.
Questo che vedrete è pertanto un primo studio teatrale,
appunto frammenti di vita e teatro, in via di elaborazione.
Arrivano involontariamente pensieri intrusivi, ricordi e
immagini di qualcosa che è successo.
Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento,
per esempio. prima di dormire e si accompagnano
ad un senso di disagio, nella casa sorda come la morte
in cui il riconoscimento,l'indagare quel senso di sé
più delicato di quanto immaginiamo,
è affidata a una conversazione silenziosa e faticosa con noi stessi
consegnata agli specchi dell'autoscienza.

Mi è cascato addosso questo testo e mi ha richiamato a una poetica delle piccole cose
che però in questo caso sono enormi, spesso insostenibili.
C'è un mondo di tragedie dietro la curva e spesso stiamo lì a non vederle,
finché non capitano a noi.
Qualcuno tra il pubblico se non direttamente avrà avuto un qualcuno che ...
Insomma un aprente a cui...
La situazione peggiore è quella dei parenti dei morti. Nei primi tre anni, il 72% ha perso interesse per le attività quotidiane, come l'attività professionale, il lavoro di casa, la cucina o gli studi; il 70% lamenta perdita nelle capacità di guida, il 49% perdita di fiducia in se stesso, il 46% ha attacchi d'ansia, il 37% ha sperimentato propositi suicidi, il 64% soffre di depressione, il 27% di fobie, il 35% di disordini alimentari, il 78% prova rabbia e il 71% risentimento.


Io, di mio,quando mi cascò in mano questo testo ero tutto preso
da una rivoluzione necessaria alla mia vita:
e se in quel momento fossi stato martellato da un evento simile
a quello della storia ?
Come lo avrei affrontato?
La cosa più tremenda è l'esistenza basata su se stessi,
che si badi bene non è egoismo.....anzi è severamente tutt' altro...
fondata sul proprio esistere rispetto agli altri...
che gli altri mi guardino, mi riconoscano,mi giudichino anche male ,
ma ne parlino di me, io sia oggettivato come fenomeno e non ignorato,
che tutto poggi su quel me , fotografato, applaudito o fischiato,
descritto e disegnato, immortalato fuori di me ...
insomma la mia persona diventa un fatto, un qualcosa di cui si parla ,
qualcosa che sta nelle teste degli altri ...
se tutto poggia su questo la vita è uno specchio di questo e quando questo non c'è ,
non c'è l'esistenza in vita , il certificato di appartenenza al mondo,
a quel mondo che si vuole come proprio centrico e che invece continua ad andarsene
per conto suo infischiandosene dei nostri grandi problemi artistici....
a una velocità da rock'n roll.
Bisognerebbe forse davvero allora dare retta a chi dice di prendersi un cane,
di dedicarsi a qualcosa di altro, fare i corsi...
oppure provare a mettere se stesso in un amore , in una famiglia in altro se stesso...
un figlio "ecco" ti dicono, "perché non fai un figlio..?"
ma che si fa così un figlio?..meglio leggersi un libro se uno quella sera c'ha prurito
...meglio ...ma è veramente meglio?
Uno abituato a mettere tutto se stesso nelle cose e non negli esseri umani,
o troppo negli esseri umani,un tale morboso attaccamento ,
che poi se le cose vanno male si incrinano ,
si parla di aborto...come fosse una morte vera,
ma è una morte vera e la testa non ti si stacca più da lì ...
"eh ma se ti fosse morto un figlio?"
Che c'entra?
Forse proprio per questo uno un figlio non lo fa ...perché procrea in altro modo...
femminilmenteallora frocio ,sognatore e che altro???
Ma le regole sono queste e non si possono fuggire...non si può normalizzarsi
perché sarebbe anormale...
E non è che uno poi quella sensibilità lì non ce l'abbia ,anzi...
uno così , se non fosse così, avrebbe una gran bella famiglia...
Credo che nessuno riesca a identificare con chiarezza cosa è il dolore o la gioia.
Il dolore che potrei provare io
potrebbe essere come una boccetta di vetro fine
che si rompe in mille pezzettini
e si sparpaglia in giro nella casa.
Quei pezzettini di vetro sottile sono quasi impossibili a vedersi,
ma fanno male se a piedi nudi ci passi sopra.
Se passi sopra scalzo, il vetro entra nella carne ferendoti e facendoti
provare del dolore "vivo".
Quel dolore potrebbe,dico potrebbe perché
nella mia esperienza non c'è la vasta gamma dei dolori,
causarmi notti insonni e ogni volta , mi ritroverei a provare del dolore,
un dolore invisibile come quei pezzetti di vetro...

allora frocio ,sognatore e che altro???
Ma le regole sono queste e non si possono fuggire...non si può normalizzarsi
perché sarebbe anormale...
E non è che uno poi quella sensibilità lì non ce l'abbia ,anzi...
uno così , se non fosse così, avrebbe una gran bella famiglia...
Credo che nessuno riesca a identificare con chiarezza cosa è il dolore o la gioia.
Il dolore che potrei provare io
potrebbe essere come una boccetta di vetro fine
che si rompe in mille pezzettini
e si sparpaglia in giro nella casa.
Quei pezzettini di vetro sottile sono quasi impossibili a vedersi,
ma fanno male se a piedi nudi ci passi sopra.
Se passi sopra scalzo, il vetro entra nella carne ferendoti e facendoti
provare del dolore "vivo".
Quel dolore potrebbe,dico potrebbe perché
nella mia esperienza non c'è la vasta gamma dei dolori,
causarmi notti insonni e ogni volta , mi ritroverei a provare del dolore,
un dolore invisibile come quei pezzetti di vetro...

Gianluca Bottoni.